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Conoscere l'Alaskan Malamute - Il fedele "amico" del Grande Nord.

E' stato di recente pubblicato il libro sull'Alaskan Malamute di Giuseppe Biagiotti. Un testo che val la pena leggere ricco dell'esperienza pluridecennale  in campo cinotecnico e cinofilo di una pietra miliare della razza. Qui di seguito la copertina con in fondo il tasto per l'acquisto su lulu.com
I numerosi risultati espositivi conseguiti hanno fatto diventare Giuseppe Biagiotti e la sua famiglia una realtà cinofila senza eguali in Italia ed in Europa, ove il conseguimento di oltre 123 best in show è soltanto una cornice per colui che da decenni rappresenta l’eccellenza italiana ed europea nel mondo dei cani nordici.
Giuseppe Biagiotti sarà presente il prossimo 23-25 settembre 2016 in Pesaro all'evento Mare & Monti. Tutti coloro che nel frattempo avranno già acquistato il libro potranno richiedere su di esso una dedica all'autore.
Potete acquistarlo on line: http://www.lulu.com/…/conos…/paperback/product-22774220.html oppure ordinarlo nella più vicina libreria fornendo il codice ISBN: 978-1-326-69221-6 oppure per la lingua inglese il codice ISBN: 978-1-326-69655-9 mentre il link on line della versione in inglese è: http://www.lulu.com/shop/giuseppe-biagiotti/getting-to-know-the-alaskan-malamute-the-loyal-friend-of-the-great-north/paperback/product-22797015.html



Support independent publishing: Buy this book on Lulu.

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L'Alaskan Malamute, la dominanza ed il "branco": meccanismo "perfetto" di organizzazione sociale.

Lungi dall’accezione dispregiativa che taluni attribuiscono al significato, bisogna affermare che la dominanza costituisce l'elemento fondante di un "branco" inteso come una entità unica che diventa unità per tutelare ogni suo membro, e serve per regolare in maniera dinamica i rapporti in una sorta di famiglia dove ognuno assume dignità propria perché vi appartiene. La dinamicità del rapporto di dominanza porta a situazioni che meglio di ogni altra parola sono rappresentate nei video qui riportati. La dominanza in un branco non è una qualità assunta da un soggetto ma è un rapporto tra soggetti che va regolato e che muta nel corso della vita. Chi è proprietario di due e più soggetti di Alaskan Malamute capirà molto bene ciò di cui si parla.
Non mancheranno mai, dunque,  conflitti e situazioni di attrito ma la ricerca del branco è fondamentale per dare un senso all’esistenza stessa dell’animale e per creare un equilibrio senza di cui sarebbe impensabile gestire un branco, come impensabile sarebbe voler creare un branco da un giorno all'altro. Ne è diretta testimonianza quest'incredibile video estratto dalle pagine facebook dell'amico Patrice Dellatre in cui si risaltano i comportamenti di due bellissimi soggetti e dei segnali calmanti e di dominanza messi in atto nel corso dell'evento.




Come riporta Patrice Delattre sulla sua pagina Facebook in questo secondo video, si riporta quanto sia accaduto subito dopo l'alterco: la femmina Lauren, dominante resta sulla sua posizione, ma con segnali rassicuranti, il maschio, sottomesso, continua ad affermare una posizione, dello stile, ora lasciami in pace altrimenti...


Immagini che parlano da sole!

Nikon e Pixel (il cucciolo) stanno giocando con un osso! Nikon cerca di tenere Pixel lontano dal suo boccone prelibato. Un'importante gioco tra un maschio adulto ed un cucciolo che altro non è che il modo con cui madre natura educa un futuro Malamute adulto equilibrato.

Il legame tra l'uomo ed il cane.

 

“Tra uomo e cane legame forte come tra madre e figlio grazie all’ossitocina”


di | 16 aprile 2015

“Tra uomo e cane legame forte come tra madre e figlio grazie all’ossitocina”
 
È stato un gruppo di ricercatori giapponesi coordinati dal biologo Miho Nagasawa dell’Azabu University a scoprire questo meccanismo. Il loro studio, che conquista la copertina di Science, svela che il cane è diventato il migliore amico dell’uomo imparando a guardarlo negli occhi, imitando cioè un comportamento tutto umano
 
                                
Quante volte abbiamo voluto bene a un cane come se fosse un figlio? Ebbene il sentimento tra noi e gli amici a quattro zampe ha una spiegazione scientifica. Cane e padrone si guardano con gli occhi dell’amore, proprio come fanno madre e figlio. Il forte legame che li unisce passa infatti dallo sguardo: il contatto visivo genera nel cervello di entrambi un’impennata dell’ormone chiamato ossitocina.
È stato un gruppo di ricercatori giapponesi coordinati dal biologo Miho Nagasawa dell’Azabu University a scoprire questo meccanismo. Il loro studio, che conquista la copertina di Science, svela che il cane è diventato il migliore amico dell’uomo imparando a guardarlo negli occhi, imitando cioè un comportamento tutto umano. Ma non solo: i risultati della ricerca aprono nuovi orizzonti anche per quanto riguarda la pet therapy e in particolare l’uso dei cani nella riabilitazione delle persone autistiche o affette da sindrome post-traumatica da stress.
Per scoprire le radici biologiche dell’amicizia tra uomo e quattro zampe, i ricercatori hanno osservato per 30 minuti il comportamento di 30 cani (15 femmine e 15 maschi di ogni razza ed età) con i loro proprietari (24 donne e 6 uomini), documentando ogni genere di interazione (visiva, tattile o vocale) tra le due specie. Al termine dell’esperimento sono stati misurati i livelli di ossitocina nelle urine di cani e umani, confrontando i valori con quelli registrati prima dell’esperimento.
 
Dai risultati è emerso che più è prolungato il contatto visivo tra cane e padrone, più aumenta l’ossitocina nel cervello di entrambi.
Per capire se esistesse una relazione di causa-effetto, i ricercatori hanno fatto un secondo esperimento spruzzando l’ossitocina direttamente nel naso dei cani, lasciati poi liberi di avvicinarsi al proprietario come ad altre persone estranee.
Gli effetti sono stati subito evidenti: i cani di sesso femminile hanno risposto all’ormone dell’amore aumentando il tempo trascorso fissando lo sguardo del padrone. A distanza di 30 minuti, l’ossitocina è aumentata anche nel cervello dei loro proprietari, rendendo così evidente l’effetto a catena. Questa ‘corrispondenza di amorosi sensi’, però, non è innata, ma si è sviluppata nel corso dell’evoluzione. I ricercatori lo hanno scoperto sottoponendo agli stessi esperimenti alcuni lupi allevati dall’uomo: nessuno di loro ha mai mostrato comportamenti simili a quelli osservati nei cani. Ciò potrebbe significare che questo meccanismo biologico di attaccamento si è sviluppato contemporaneamente nell’uomo e nel cane nel corso della loro millenaria convivenza.
 
 

Radio "4Zampe: mi piace!" - Collegamento telefonico con Giuseppe Biagiotti Vice Presidente Club Italiano Razze Nordiche.

Giuseppe Biagiotti, Presidente Sez. ALASKAN MALAMUTE e Vice Presidente CLUB ITALIANO RAZZE NORDICHE, in collegamento telefonico su radio "4Zampe: mi piace!" il 23 settembre 2014. Al termine della trasmissione anche una breve biografia dell'Alaskan Malamute. Buon Ascolto!





Vocalizzazioni dei cani



"Un ringraziamento di vero cuore alla dott.ssa Barbara Galicchio, medico veterinario, per la disponibilità affinchè questo articolo possa essere a tutti divulgato"

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Rispetto al loro progenitore selvatico, il lupo, i cani domestici abbaiano molto, molto di più. Sono meno bravi ad ululare ma incomparabilmente più plastici nelle varie forme dell’abbaio. Sembra addirittura che l’ipertrofia dei vocalizzi canini sia da considerare una risposta adattativa al nostro continuo parlare. Questo concetto introduce di fatto la tesi che sostiene un percorso parallelo, tra le due specie, nel quale i cani più simpatici, comunicativi e collaborativi non solo ci sono piaciuti di più ma hanno veramente avuto un vantaggio evolutivo: abbiamo preferito questi agli altri che invece non cercavano altrettanto intensamente di comunicare con noi.
Ma dove nasce allora l’aumentata inclinazione naturale all’abbaio? Nel primo periodo dell’addomesticamento l’abbaiare dei proto- cani si è rivelato il primo grande aiuto alle comunità umane, venendo a configurarsi come la più antica funzione utilitaria: avvisare dell’avvicinarsi di un potenziale pericolo in un periodo della nostra storia nel quale i pericoli erano costanti e plurimi, sia a quattro zampe che a due. Molte minacce animavano le nostre notti, costringendoci alla veglia; scoprire che qualcun altro poteva servire allo scopo e meglio di noi, avendo in dotazione sensi più sviluppati dei nostri, deve essere stata una grande opportunità con la conseguenza di poter dormire tranquilli.
Si vede quindi perché abbiamo privilegiato i cani che abbaiavano volentieri, spontaneamente vocali, sia perché servivano come guardiani prima della casa e poi anche del bestiame, sia perché quando andavano a caccia, inseguendo un cervo o una lepre, era molto più utile sentirli abbaiare dietro alla preda e sapere dove fossero. I cani abbaiano tanto perché lo abbiamo voluto noi.
L’uso della voce è una forma di comunicazione va e vieni. Il cane usa molte voci, quelle dirette a persone amiche, altre a persone non amiche, a cani amici e a cani non amici. Tutte diversamente espressive.
Per esempio Buck con una voce dice al proprietario che c’è un rumore sospetto fuori la porta, con un’altra, diversa, dichiara la volontà di ottenere la pallina che è finita sotto il divano, una terza è utilizzata per comunicare a un conspecifico che deve stare alla larga e infine un altro tipo di abbaio protesta con una femmina che non accetta le sue avances e una scoperta recente del gruppo di etologi ungheresi dell’Università di Budapest ha dimostrato che noi umani siamo molto predisposti a comprendere il messaggio emozionale trasmesso con l’abbaio, persino persone che non hanno confidenza con i cani perchè non ne hanno mai avuto uno, finanche i bambini molto piccoli: capire i cani è capacità prodotta dal lunghissimo periodo trascorso insieme.

Fermati altrimenti ti ringhio!!! Perché il ringhio è una cosa buona?

di Debora Segna - Istruttore Cinofilo         tratto da: http://www.deborasegna.it/

"La compassione e l’empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa ricevere in dono."
Charles Darwin


ringhio cane e uomoL’articolo di oggi si concentra su un altro “mito da sfatare” molto popolare nel mondo cinofilo: il temuto ringhio.
Innanzitutto, vi siete mai chiesti se il ringhio sia una cosa giusta o sbagliata? Il ringhio di un cane è una cosa assolutamente buona ed ora vi spiegherò il “perché” attraverso il racconto di una storia fatta proprio di ringhi ;).
Qualche tempo fa ho lavorato con un cane, una giovane  femmina di taglia media, per desensibilizzarla a non attaccare le persone estranee alla sua famiglia, perché ogni qualvolta qualcuno si avvicinava nel suo raggio di azione, la piccola si irrigidiva ed iniziava ad emettere un ringhio basso e se si provava ad avanzare verso di lei scattava e attaccava subito alle gambe.
Il cane in questione era stato adottato da un canile e aveva subito dei maltrattamenti da parte di persone che l’avevano picchiato ripetutamente, la sua reazione era quindi dovuta alla paura perché i cani non agiscono o reagiscono mai senza una motivazione.
Quando la vidi per la prima volta lei si comportò con “il solito rituale” che mi avevano descritto i proprietari: si irrigidì ed iniziò a ringhiarmi. Non appena iniziò a ringhiare, mi fermai, la rassicurai con la mia voce dal tono basso e sereno e poi molto lentamente mi allontanai da lei. Non appena mi vide lontana dalla sua “area di protezione”  smise di ringhiare anche se non faceva altro che monitorare ogni mio movimento. Quando la cagnetta non era più focalizzata solo su di me (e ci volle più di un ora),  iniziò a rilassarsi  così io le iniziai a lanciare da lontano un po’ di bocconcini appetitosi, ed ogni volta che mangiava con atteggiamento tranquillo, dissi ai proprietari di gratificarla con un bel “bravo”,  per rinforzare il comportamento positivo. Tutto questo sempre nel pieno rispetto della distanza che lei riusciva a tollerare verso gli estranei. I proprietari mi chiesero per quale motivo non l’avessi corretta o sgridata, ed io gli risposi che per costruire un rapporto di fiducia non servivano urla o correzioni fisiche, perché così facendo non avremmo rispettato la volontà del cane (che già non aveva più fiducia nell’uomo) ma avremmo piegato la sua volontà alla nostra e non saremmo stati migliori di quelle persone che in precedenza l’avevano picchiata.
 
cesar millan e labradorNon sto dicendo che per essere “un buon leader” dobbiamo lasciare che il cane faccia sempre ciò che vuole ma non significa nemmeno che bisogna  essere autoritari, come si vede nel programma di Cesar Millan. Un buon leader non è colui che “comanda” il branco, ma colui che lotta con e per il branco, trasmettendo agli altri un autorevole senso di sicurezza. Non dimentichiamo, che dal punto di vista percettivo di un cane noi siamo parte del branco, e sta quindi a noi cercare di essere una guida credibile e degna di fiducia. Ritornando alla nostra storia, i proprietari, per il fatto che non sgridai la piccola, mi guardarono in modo scettico, ma io gli chiesi di fidarsi di me e di cercare di compredere quello che stava provando la loro cagnolina. I cani hanno una comunicazione diversa dalla nostra e, mentre ad un essere umano impaurito avrei potuto dire:  “ehi, non preoccuparti, va tutto bene, non ti farò del male”, con un cane bisogna farsi capire con il linguaggio del corpo e con un timbro di voce rassicurante.  Se non mi fossi fermata al ringhio del cane, perché lo ritenevo un affronto troppo grande, e se lo avessi sgridato o punito, il cane avrebbe appreso che quel segnale non serve a nulla e che è necessario comunicare in modo più diretto, quindi l’inibizione del ringhio avrebbe potuto indurlo a passare direttamente al morso per difendersi da quello da cui si sentiva minacciato.

Educatore Cinofilo Professionista Riccardo Bottone ed Aki. Video dimostrazioni.

Video dell'Educatore Cinofilo Professionista Riccardo Bottone all'opera con la sua Alaskan Malamute Aki del Centro di Selezione del Biagio. Continuano i video di Riccardo che dimostrano come attraverso un rapporto equilibrato e la sinergia nulla è impossibile! Bravo Riccardo!


Il primo video dimostrazione del "resta" stabile per prova CAE-1. Nel secondo dimostrazione di "resta" con richiamo!





A seguire dimostrazione del comando "terra" con richiamo.



Video dimostrativi di educazione attraverso il gioco.





Riccardo e la sua Aki!

Video dell'Educatore Cinofilo Professionista Riccardo Bottone all'opera con la sua Alaskan Malamute Aki del Centro di Selezione del Biagio.
Congratulazioni Riccardo per il buon lavoro svolto e per la sinergia che hai saputo creare con la tua Aki.



...e senza il boccone? non mi ascolta...

... non so quante volte ho sentito queste parole. E non so quante volte la gente si è stupita nel sentir dire che non uso bocconi quando educo un cane..
Intendiamoci non che non l'abbia mai fatto, anzi.. li ho usati, nel bene e nel male, e, in alcuni casi uso ancora il cibo (cani che hanno delle problematiche particolari) ma se ora posso scegliere uso bel altro.. uso quello che ai cani interessa di più e che amano mostrare.. le EMOZIONI..
E come si fa a lavorare con le Emozioni.. la risposta è semplice.. creando un VERO RAPPORTO con il proprio cane.. crearlo seriamente è la cosa più difficile del mondo soprattutto perchè spesso non si considerano i cani come "esseri emozionali" ma banalmente come "cosi pelosi che si devono sedere perchè glielo chiedo"..
SimoneG&GDeBeauvoire with Fenix Bright Northern Star's
Tanta gente e tanti colleghi che parlano di rapporto (ormai sta diventando un must come anni fa lo fu il "metodo gentile") lavorano sul rapporto usando bocconi, palline, giochini vari e quant'altro ci possa essere all'interno della follia umana nel mondo dei Dog Toys.. Ma quando ti spogli di tutto questo? Quando sei completamente nudo di questi strumenti di fronte al tuo cane? che succede? Non so voi ma io ho la certezza che il cane guarda inorridito il proprietario perchè non ha il suo maialino che suona.. o il mitico Frolic.. o la pallina con la corda.. o il manicotto.. o qualsiasi altra cosa che provenga dalla borsa dei giochi o dal dispenser di cibo..Beh.. a casa mia questo non è rapporto.. tutt'altro.. Casomai il rapporto ce l'ha col boccone, con la pallina, con il maialino o il manicotto.. e la cosa la trovo ad oggi davvero disarmante..
Ieri sera ho avuto l'ennesima conferma di come il boccone sia qualcosa di assolutamente allucinante..
Durante una lezione ho mostrato con Josh alcuni esercizi e si parlava proprio di Rapporto e di premi.. non avete idea della soddisfazione che ho avuto nel vedere come il mio bambinone si caricava a molla semplicemnte con un mio bravissimo.. ed era assolutamente spento quando gli propinavo un Frolic.. Intediamoci, Josh è stato il maestro canino.. lui mi ha insegnato a relazionarmi con i cani, a capirli e viverli nel modo corretto.. e credetemi lui è stato la mia palestra.. ho commesso errori, sbagli.. col tempo, quando ho capito, ha perdonato la mia stupidità (tipica umana) e abbiamo ricomiciato tutto da zero (ci sono voluti ben 2 anni per ricostruire, o meglio costruire un VERO RAPPORTO).. ora Josh è il braccio destro.. mi fido di lui ciecamente, così come lui si fida di me.. ha salvato me è Joy dal recente attacco di un Pastore Tedesco e lo ringrazio infinitamente per essere il cane straordinario che è..Ma mi chiedo se fossi andato avanti a educarlo a suo di bocconi.. mmmhhhhhh..
Ringrazio solo di aver capito..
Ringrazio di aver capito che far fare al cane un seduto con un bocconcino è una cosa davvero da stupidi!! a mio avviso si svaluta profondamente l'intelligenza di un cane.. non si considera mai chi abbiamo di fronte.. questi esseri meravigliosi hanno un'intelligenza e una capacità emozonale che noi nemmeno immaginiamo..
Ricorderò sempre quel giorno alla Maggiolina in cui il mondo mi si aprì.. ricorderò sempre Aldo e Cinzia (grazie davvero di tutto) che con un'osservazione assolutamente disarmante dissero (durante un mio lavoro con Laika, la borderina rescue): "non vedi? il cane fa le cose perchè ha voglia di farle con te.."

L’importanza del papà



Pubblico un pò in ritardo questo bellissimo articolo prelevato dalle pagine web di www.tipresentoilcane.com. Anche se in ritardo ne valeva la pena proporvelo!!!
di VALERIA ROSSI – E’ la festa del papà, auguri a tutti i papà. A due zampe, ma anche a quattro.
Perché i papà cani sono fondamentali per il corretto sviluppo dei cuccioli, forse ancor più dei papà umani (che spesso, nei primi giorni di vita dei figli, si limitano a girare intorno coccolandoli un po’, ma senza intervenire: un po’ perché hanno paura di romperli, un po’ perché hanno paura e basta – ovvero, non si sentono all’altezza e ritengono che il rapporto madre-figlio sia così intenso e speciale che loro non potrebbero aggiungervi nulla).
I papà cani, al contrario, per i primissimi giorni non girano neanche intorno: si disinteressano completamente della cucciolata (e se per caso si avvicinano, vengono cacciati dalla mamma senza troppi complimenti): ma verso i 35 giorni, quando i piccoli escono per la prima volta dalla sala parto, prendono completamente in mano la situazione e il ruolo di educatori lo assumono quasi completamente loro, relagando la mamma a quello di “latteria” o poco più.
Purtroppo questo avviene soltanto nelle famiglie complete di maschio e femmina, perché molto – troppo – spesso si tende, anche in allevamento, a considerare il maschio solo come un produttore di sperma, ignorandone il ruolo educativo. Si prendono quindi monte da cani che abitano anche a centinaia di chilometri, che i loro figli non li vedranno mai.
Questo, però, paradossalmente, è il male minore: è sufficiente, infatti, che in allevamento ci sia almeno UN maschio, perché possa occuparsi lui di insegnare il galateo canino ai cuccioli.
Infatti i maschi, in natura, mica possono sapere quali sono i loro figli e quali no. Loro hanno rapporti con una o più femmine (soltanto una, se sono lupi: ma se sono cani, vedi per esempio i dingo, montano tutto ciò che si mostra disponibile), dopodiché per tre mesi circa non hanno più alcuna notizia di ciò che sia accaduto. Quando appaiono i primi cuccioli, mentre le mamme sanno benissimo quali sono i propri e quali sono invece quelli estranei (e infatti, in alcuni casi, quelli estranei possono anche attaccarli), i papà sono “programmati”  dalla natura a pensare che siano tutti figli loro. Quindi li rispettano tutti, non li aggrediscono e, se ne hanno la possibilità, diventano i mentori, gli educatori, i maestri di tutti.
Se così non fosse, non avendo la possibilità di riconoscere i propri figli, i maschi adulti potrebbero attaccarli ed ucciderli: cosa decisamente poco produttiva per la conservazione della specie. Quindi Madre Natura ha fatto in modo che questo non potesse accadere.
Le cucciolate senza padre, nella società umana, nascono più facilmente dai privati: che magari scelgono il papà tra i cani degli amici che si incontrano al parchetto, ma poi tirano su la cucciolata in casa loro, soltanto con la mamma, senza più preoccuparsi di far conoscere i cuccioli al padre biologico. E siccome la maggior parte della gente ignora il ruolo del padre nell’educazione dei cuccioli, neppure si preoccupano di trovare un padre putativo (anzi, di solito dei maschi adulti hanno paura e non li lasciano neppure avvicinare ai cuccioli).
Ma questo è sbagliato, e sta alla base di molti futuri cani rissosi con i propri simili.
Qual è, infatti, il ruolo del maschio nell’educazione dei figli (o dei cuccioli non suoi, ma che lui crede suoi)?
Come dicevamo sopra, è quello di insegnare loro il “galateo canino”; che comprende, tra gli altri,  i concetti di “distanza di sicurezza” (o di tutta la prossemica, se preferite) e di “rispetto per la proprietà altrui”.
E’ il padre a fare grandi sceneggiate del tutto innocue, ma spettacolarissime (tanto che chi non sa cosa sta facendo pensa che voglia sbranarsi i cuccioli), se uno dei piccoli tenta di appropriarsi di un suo oggetto (pallina, osso, pezzo di legno che sia).
E’ il padre a ringhiare sonoramente quando non vuole essere seccato e i cuccioli invadono il suo spazio (la mamma non potrebbe dare questo tipo di insegnamento, perché lei deve  lasciarsi avvicinare in qualsiasi momento: il cucciolo potrebbe avere fame e aver bisogno di essere allattato).
Ricordo una scenetta particolarmente comica (o tragicomica, se preferite) che si svolse in un allevamento di bull terrier: l’allevatore, anche dopo aver venduto i cuccioli, insisteva perché i piccoli venissero riportati qualche volta in allevamento per poter avere un corretto inserimento nel “branco” (la cosa è particolarmente importante per questa razza, dove i maschi tendono ad essere rissosi con i loro simili avendo alle spalle una selezione da cani da combattimento).
Per caso mi trovavo lì quando arrivò la classica famigliola col loro cucciolo stracoccolato, tutto rotondino e pulitissimo, profumato di borotalco, tenuto in braccio. L’allevatore disse “mettetelo pure giù” e fece uscire mamma e papà del piccolo.

Feromoni e loro utilizzo.


L'uso dei feromoni di sintesi rende necessaria una maggiore informazione sui meccanismi attraverso cui agiscono queste sostanze e sul loro possibile impiego. Al di là del loro utilizzo in terapia comportamentale, i feromoni si rivelano anche un valido aiuto al momento dell’adozione di un cucciolo, facilitandone l’inserimento nel nuovo ambiente. Grazie ai feromoni, infatti, il trasfert di attaccamento materno potrà avvenire in maniera meno traumatica per il piccolo e l’adattamento sarà più facile, come più semplice risulterà essere il successivo distacco. Appare dunque necessario cercare di approfondire la conoscenza di queste sostanze in modo da valutarne il loro utilizzo ed eventualmente impiegarle al meglio.

Fenix Bright Northern Star's at 15th months
La comunicazione chimica è il mezzo più antico di comunicazione tra gli esseri viventi; grazie a questa un individuo può inviare o ricevere messaggi estremamente precisi, utilizzando mezzi come l’aria, l’acqua o il terreno per diffondere sostanze di varia natura chimica con il vantaggio di comunicare anche a distanza e di non essere limitato da barriere di alcun tipo. Queste sostanze hanno la capacità di stimolare recettori specifici e dunque di dare informazioni molto dettagliate, capaci di provocare modificazioni fisiologiche e comportamentali.
È dunque un tipo di comunicazione fortemente adattativo in quanto è quello che maggiormente garantisce la sopravvivenza dell’individuo.

La comunicazione chimica nell’ambito della stessa specie si esplica principalmente mediante i feromoni. Questi ultimi sono sostanze di natura chimica molto varia che ne condiziona la solubilità e la volatilità.

Nel cane i feromoni vengono prodotti in diverse regioni del corpo, ma ci sono zone che più intensamente vengono esplorate durante le interazioni e che sono in grado di fornire messaggi di vario tipo. Tra queste troviamo i seni paranali (o ghiandole anali) le cui produzioni vengono indicate come “secrezioni odorose di origine anale” perché comprendono anche le secrezioni delle ghiandole sebacee cutanee dell’ano. Questa denominazione un po’ generica si è resa necessaria per giustificare la produzione di sostanze chimiche diverse fra loro (feromoni di allarme, feromoni di identificazione, feromoni sessuali) emesse a seconda della situazione in cui si viene a trovare l’animale. Altra zona importante sembra essere localizzata nelle ghiandole sopracaudali e sottocaudali e, anche se quest’ultime non risultano particolarmente sviluppate nei carnivori domestici, durante le interazioni vengono lungamente esplorate e dunque si ritiene che siano funzionanti.
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